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mercoledì, 19 giugno 2013 - 18:11
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Presi per il CULInario

Narrami, o Diva, un vino

I punti cardine per parlare di questa bevanda: storia, uomini, bevibilità, emozione e abbinamento.
Immagine articolo - Il sito d'Italia

Nella sua penultima uscita prima della pausa estiva, Grenouille si spiega quali elementi prende in analisi quando deve/vuole descrivere, a un amico o a un cliente, un vino. Se quando qualcuno vi narra di un vino negli stessi termini usati in questo articolo, forse vi trovate di fronte al Ranocchio. 

Raccontare un vino è un esercizio complicato. Occorre considerare molti aspetti e avere un bagaglio di conoscenze adatto per svolgere questo compito. Servono sapienza tecnica, sensibilità, esperienza, memoria e passione.

È una pratica, tuttavia, che mi ha da sempre affascinato e col tempo ho definito un apposito approccio mentale da utilizzare come parametro per l’esercizio di questa disciplina. Tutto questo per permettere a chi legge di comprendere, con facilità e senza il bisogno di nozioni specifiche, gli aspetti fondamentali e dai quali non si può prescindere quando parliamo di un vino.

Ho deciso quindi di spiegare quali sono questi parametri, cosa considero fondamentale e ciò che ritengo superfluo, così per non scadere in un quei discorsi farciti di tanti paroloni che sentiamo in tv o leggiamo su giornali e riviste di settore.

I punti chiave sono, a mio dire, cinque: Storia, Uomini, Bevibilità, Emozione e Abbinamento.

 

Storia

Per Storia intendo gli elementi, l’idea, le origini, le scelte che ogni viticoltore deve considerare per realizzare il proprio vino. Come non considerare, inoltre, la denominazione, ossia il nome generale, del vino? Non si può non analizzarla, perché questa ci fornisce i caratteri basilari del vino stesso che, comunque, si declina in maniera differente a seconda del produttore.

 

Uomini

Uomini perché sono loro che lo producono, che lo creano. L'uva è il frutto della vite e la vite proviene dalla terra, dall'agricoltura e quindi da conoscenze tecniche della materia. Conoscere il suolo su cui si coltiva è di fondamentale importanza per crescere una pianta e i suoi frutti, ma senza la manipolazione umana l'uva non può diventare vino.

Per questo mi interessa parlare dei produttori, delle motivazioni che spingono un viticoltore a intraprendere un cammino difficile e pieno di incognite come quello che riguarda il vino. Conoscere il suo artefice, la sua filosofia, è utile per “capire” un vino. Il carattere e la sensibilità di ogni viticoltore si riflette sulla propria creazione e viene trasmessa a noi consumatori attraverso la bevanda stessa. Anche se è una scienza non esatta, utilizzo questo parametro per decidere se un vino è più o meno buono. Il suo stile, la capacità di trasmettere la sua identità. Quelli standardizzati, sempre uguali anno dopo anno, asettici, senza identità, a mio dire non hanno anima e quindi non mi interessano.

 

Bevibilità

Il vino è una bevanda, assolutamente. Lo è, perciò deve risultare “facile da bere”, indipendentemente da quale sia la sua struttura.

Valuto sempre con precisione questo aspetto del vino, ossia il suo sapersi far “desiderare”, quanto risulti capace di essere bevibile, facile, per così dire, fresco. Un buon vino deve essere bevuto con semplicità da chiunque e non soltanto da esperti (o presunti tali) capaci soltanto di enunciare elenchi pieni di profumi improbabili e suggestivi. Nelle schede di degustazione professionale non viene preso in considerazione questo elemento che io considero, al contrario, un aspetto fondamentale.

 

Emozione

I sensi e la nostra capacità di utilizzarli, le sensibilità diverse di ognuno di noi, ci portano a percezioni sempre discordanti. Fate un esercizio semplice, per divertirsi tra amici. Prendete lo stesso vino e fatelo assaggiare a 3 persone diverse. Vi potreste accorgere che non sono proprio nelle condizioni adeguate ad assaporarlo a dovere: una potrebbe avere una gomma da masticare in bocca, un’altra appena fumato una sigaretta e la terza bevuto un caffè. Lo stesso vino risulterà sempre diverso. Le sensazioni che ci fornisce un vino sono sempre diverse tra un “bevitore” e un altro perché diversa può essere la temperatura della bevanda, l'umidità del luogo dove si bevo o dove si è conservato, gli abbinamenti alimentari e anche il nostro stato d'animo.

La suggestione, inoltre, è sempre presente. Se ascoltiamo un sommelier che consideriamo più esperto di noi mentre elenca decine di profumi che riesce a percepire in un vino, probabilmente riusciremmo a percepire gli stessi profumi e sensazioni o almeno parte di essi. Eppure il bagaglio di conoscenza degli odori e dei profumi è estremamente personale, in più generalmente non siamo affatto abituati ad utilizzare l'olfatto, che risulta il senso meno sfruttato dagli esseri umani.

Per questo diffido sempre da chi enuncia odori come verità assolute che puntualmente vengono smentite dalla realtà.

Descriverò quindi alcune percezioni sensoriali che rimarranno strettamente personali ed opinabili.

Il vino è vivo, per questo in continuo cambiamento ed ogni bottiglia ha la sua vita, la sua storia personale. È fondamentale ribadire che ogni descrizione  può riferirsi solo ed esclusivamente alla bottiglia in questione, bevuta quel giorno, in quel luogo e con quelle condizioni. Tutti i parametri, le caratteristiche, le valutazioni che lo riguardano devono servire soltanto da confronto con quelle che riuscirà a donarvi lo stesso vino, ma di un altra bottiglia, in quel preciso istante.

Voglio, pertanto, soffermarmi sulle emozione che è riuscito a trasmettere, positiva o negativa che sia. Voglio ricordarlo come elemento di una situazione più complessa, composta da persone, cibo, convivialità e sentimento. Voglio che sia capace di entrarmi nella memoria; profumi e sensazioni non devono sparire a distanza di poco tempo. Quelli che non riescono a trasmettermi nessuna di queste emozioni non meritano, per me, di essere raccontati.

 

Abbinamento

Il vino è una bevanda che nasce per essere abbinata a delle pietanze. Non possiamo valutarlo senza trovargli un applicazione pratica alla tavola. Parlo di un vino contestualizzandolo, cerco di raccontare le mie esperienze sulla tavola, ossia tentativi riusciti o falliti, ma comunque tentati.

Vino e cibo sono una coppia: una donna e un uomo.

Il piatto è femminile: complesso, articolato, profondo, unico. È una femmina colma delle sue differenze, dei suoi tanti aspetti che intrigano. È dolcezza, forza, sensualità, bellezza, calore, sesso. È gusto, sapore, acidità, dolce e amaro, caldo e freddo, duro e morbido e molto altro ancora. Tanti uomini, come me del resto, hanno capito ben poco dell'universo femminile, ma non possiamo di certo farne a meno.

Il vino è un uomo. Forte e delicato, austero, frizzante, spumeggiante, bisognoso di crescere, riflessivo e incosciente. Un uomo, come un vino, ha bisogno di una compagna. Una donna può elevare un uomo, accompagnarlo, accudirlo, sorreggerlo e rassicurarlo.

Un vino trova la sua massima espressione proprio quando incontra un piatto adatto a lui. La forza e il calore dell'alcol si mischiano alle caratteristiche del piatto per riuscire a creare un connubio perfetto, una nuova esperienza sensoriale.

 

Seguo e seguirò questi cinque parametri per parlare di un vino, cercando di rispettare sempre il lavoro dei produttori. E siete avvertito: parlerò solo quelli che ritengo interessanti. E la descrizione sarà variabile, oscillante e non esatta. Cosa pretendete, in fondo, la perfezione?

Grenouille

 

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